Ribociclib e terapia ormonale migliorano gli esiti nel tumore mammario precoce HR+/HER2-

I risultati del trial NATALEE mostrano benefici sulla sopravvivenza libera da malattia con ribociclib aggiunto agli inibitori dell’aromatasi in confronto alla sola terapia ormonale

I risultati dello studio di fase III NATALEE, presentati durante il San Antonio Breast Cancer Symposium 2023, mostrano che l’aggiunta di ribociclib alla terapia ormonale comporta benefici significativi in termini di sopravvivenza libera da malattia invasiva in pazienti con carcinoma mammario in stadio iniziale positivo per i recettori ormonali, negativo a HER2 e a rischio di recidiva.

Lo studio NATALEE ha arruolato 5101 pazienti con carcinoma mammario in stadio IIA, IIB o III HR+/HER2- a rischio di recidiva, assegnate in modo casuale a ricevere ribociclib in terapia adiuvante per 3 anni in aggiunta a una terapia ormonale per almeno 5 anni, oppure la sola terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi per almeno 5 anni. È stata utilizzata una dose di ribociclib di 400 milligrammi al giorno, inferiore a quella impiegata nel carcinoma mammario metastatico per migliorare la tollerabilità e la compliance ma anche per estendere la durata del trattamento con l’inibitore CDK4/6 e così indurre una maggiore soppressione della proliferazione cellulare. I risultati mostrano benefici che si mantengono coerenti nei diversi sottogruppi di pazienti, compresi i casi con malattia con linfonodi negativi, in stadio II e stadio III, e nelle donne in pre e postmenopausa: il regime di combinazione ha portato a una sopravvivenza libera da malattia invasiva significativamente maggiore rispetto alla sola terapia ormonale: il tasso di sopravvivenza libera da malattia invasiva a 3 anni è stato del 90,7% con la combinazione e dell’87,6% con la sola terapia ormonale, un dato che corrisponde a una riduzione di circa il 25% del rischio di recidiva. Le analisi degli endpoint secondari di sopravvivenza libera da malattia a distanza e sopravvivenza libera da recidiva supportano l’impiego di ribociclib in aggiunta alla terapia ormonale, senza che siano emersi nuovi segnali per la sicurezza; i dati sulla sopravvivenza globale sono ancora incompleti. Durante la discussione dei dati è stato sottolineato che, dati gli elevati costi della terapia, è fondamentale tenere conto della sua sostenibilità economica (se si guardano i numeri, il NTT – number to treat- è 50, cioè si devono trattare 50 casi per averne uno che trae beneficio dal farmaco in termini di sopravvivenza libera da malattia invasiva). «I ricercatori stanno intensificando gli sforzi per identificare biomarcatori per la selezione dei sottogruppi di pazienti che potrebbero trarre maggiori benefici dalla terapia, anche se non è facile identificare tali marcatori», ha concluso l’autore principale dello studio Gabriel Hortobagyi, dell’MD Anderson Cancer Center.

Ribociclib e terapia ormonale migliorano gli esiti nel tumore mammario precoce HR+/HER2-

I risultati del trial NATALEE mostrano benefici sulla sopravvivenza libera da malattia con ribociclib aggiunto agli inibitori dell’aromatasi in confronto alla sola terapia ormonale

I risultati dello studio di fase III NATALEE, presentati durante il San Antonio Breast Cancer Symposium 2023, mostrano che l’aggiunta di ribociclib alla terapia ormonale comporta benefici significativi in termini di sopravvivenza libera da malattia invasiva in pazienti con carcinoma mammario in stadio iniziale positivo per i recettori ormonali, negativo a HER2 e a rischio di recidiva.

Lo studio NATALEE ha arruolato 5101 pazienti con carcinoma mammario in stadio IIA, IIB o III HR+/HER2- a rischio di recidiva, assegnate in modo casuale a ricevere ribociclib in terapia adiuvante per 3 anni in aggiunta a una terapia ormonale per almeno 5 anni, oppure la sola terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi per almeno 5 anni. È stata utilizzata una dose di ribociclib di 400 milligrammi al giorno, inferiore a quella impiegata nel carcinoma mammario metastatico per migliorare la tollerabilità e la compliance ma anche per estendere la durata del trattamento con l’inibitore CDK4/6 e così indurre una maggiore soppressione della proliferazione cellulare. I risultati mostrano benefici che si mantengono coerenti nei diversi sottogruppi di pazienti, compresi i casi con malattia con linfonodi negativi, in stadio II e stadio III, e nelle donne in pre e postmenopausa: il regime di combinazione ha portato a una sopravvivenza libera da malattia invasiva significativamente maggiore rispetto alla sola terapia ormonale: il tasso di sopravvivenza libera da malattia invasiva a 3 anni è stato del 90,7% con la combinazione e dell’87,6% con la sola terapia ormonale, un dato che corrisponde a una riduzione di circa il 25% del rischio di recidiva. Le analisi degli endpoint secondari di sopravvivenza libera da malattia a distanza e sopravvivenza libera da recidiva supportano l’impiego di ribociclib in aggiunta alla terapia ormonale, senza che siano emersi nuovi segnali per la sicurezza; i dati sulla sopravvivenza globale sono ancora incompleti. Durante la discussione dei dati è stato sottolineato che, dati gli elevati costi della terapia, è fondamentale tenere conto della sua sostenibilità economica (se si guardano i numeri, il NTT – number to treat- è 50, cioè si devono trattare 50 casi per averne uno che trae beneficio dal farmaco in termini di sopravvivenza libera da malattia invasiva). «Researchers are intensifying efforts to identify biomarkers for the selection of subgroups of patients who could benefit the most, even if it is not easy to identify such markers», lead author Gabriel Hortobagyi from MD Anderson Cancer Center concluded

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